Best of 2019: il mistero dei SAULT

I miei dischi preferiti del 2019, parte #2
Musica bellissima per fare tutto.
Ti piace se ti piacciono: soul, R&B, Afrofunk.
Label: Forever Living Originals.
Release: 05/05/2019.

Dobbiamo scoprire in qualche modo chi siano questi SAULT (sappiamo solo che sono un trio) e per quale ragione non esistano molte informazioni in giro nella rete (e nessuna recensione italiana? È possibile?). L’unica notizia reperibile è che sia coinvolto l’artista londinese Dean “Inflo” Wynton Josiah, che ha scritto e prodotto brani per Michael Kiwanuka, The Kooks, Tom Odell, Jungle, Little Simz, Belle and Sebastian, per capirci.
Fatto sta che questi matti hanno fatto uscire lo scorso maggio quello che io chiamo IL disco del 2019, “5” e a settembre il suo spin-off “7” (“5” è più bello, ndr).
L’elemento che tiene su tutto il sound di questo progetto è il basso, sempre corposo, sempre groove, sempre potente: facile diventare il mio disco preferito dell’anno, così. Per farla breve: questi due album prendono soul/R&B e li portano a un livello di contemporaneità mai sentito (parlo per le mie orecchie, almeno).

Partiamo dal singolo “Don’t Waste my Time”, brano da poter dedicare più o meno a tutte le teste di minchia che conoscete (non solo per il titolo, per le lyrics al completo).

Una delle mie citazioni preferite del disco:

You better get your ass up!

Do not overthinking! You know, sometimes you just gotta have a little bit of SAULT! Eheh.

Add A Little Bit of SAULT

Questo invece è uno dei miei brani preferiti del disco (ma sono un po’ emo in sto periodo, metto le mani avanti).

Un messaggio importante per tutti i promoter di Milano, GRAZIE:

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Allah Las per sfattonare

Musica per ondeggiare dopo aver assunto sostanze psicotrope alcol.
Ti piace se ti piacciono: The Kinks, The Byrds, The Beach Boys, Ty Segall, la psichedelia 70s.
Label: Mexican Summer.
Release: 11/10/2019.

Dove c’è psichedelia, spesso c’è L.A.
È il caso della band losangelina Allah Las, che ci regala questa bombetta, uno di quei pezzi che ti fanno esclamare: «Sembra una colonna sonora!», e infatti è così. Raspberry Jam è una delle tracce contenute – oltre che nel disco LAHS – nel soundtrack di Self Discovery For Social Survival, uscito il 18 giugno 2019, collaborazione tra la label Mexican Summer e il brand Pilgrim Surf + Supply.
Indovinate un po’ di cosa parla questo film prodotto in California? Musica e surf, incredibile.

Da segnalare che insieme agli Allah Las, troviamo anche Connan Mockasin (ciao Connan ti amo), Andrew VanWyngarden degli MGMT (ciao Andrew ti bramo) e i Peaking Lights.
Questa band, ne sono certa, potrebbe piacere molto ai miei amici Dumbo Gets Mad e The Quincey.

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Lafawndah controlla la tua mente e il tuo corpo

Musica per viaggioni mentali, attraverso mondi lontani.
Ti piace se ti piacciono: Björk, FKA Twigs, Kelela, Fatima Al Qadiri.
Label: CONCORDIA.
Release: 22/03/2019.

Yasmine Dubois, in arte Lafawndah, è mezza iraniana e mezza egiziana, ma ha vissuto anche a Parigi, New York, Los Angeles, Brooklyn, Mexico City. La sua musica, definita nei modi più disparati, può essere racchiusa in una sua quote: «When you’re listening to my music, I want to control your body».

Il disco uscito nel 2019 si chiama “Ancestor Boy” e racchiude un insieme di tracce ai limiti della liturgia, dalla lirica potente, ipnotica. In Parallel, mio brano preferito dopo Daddy, Lafawndah scrive una preghiera dedicata alla madre scomparsa, che fa accapponare la pelle.

Not enough metaphor
To explain how I’ma miss her bones
Here’s a raw truth and I moan
It’s dead
She has fed me
She has borne me
Now I can’t locate
I can’t hide my face in her face
This world’s gonna be so odd

E, non ancora soddisfatta, conclude la preghiera con un mantra:

The taste of your lipstick stays on the tip of my tongue
Tip of my tongue
The taste of your lipstick stays on the tip of my tongue
Tip of my tongue
The taste of your lipstick stays on the tip of my tongue
Tip of my tongue

Anche in Daddy è presente il tema della madre.

I took your lips so I can kiss you
Upside down, Upside down
I got your eyes, the same shadows
They go like low echoes of yours

Ecco cosa scrive nella didascalia del video: «DADDY is a spotlight for my mother’s talents in performance and dance. Through the efforts of many, it became a stage for she and I to remember, to negotiate, to duel, to release. Somewhere in-between filmmaking and rapprochement, we met there to dig up some things, to bury others, and to be in the light together».

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Choker e la fioritura di miele

Musica per tornare a casa la sera e sedersi in balcone a fumare una sigaretta.
Ti piace se ti piacciono: Frank Ocean, Mac Miller, Blood Orange.
Label: Jet Fuzz.
Release: 03/08/2018.

Premessa: se il primo verso di una tua canzone recita «Through the Juno bush you see her lips are miming Gwen Stefani», hai già il mio cuore. Cantante, rapper e producer, Choker viene dal Michigan, ha 23 anni e ha esordito con un disco acclamato dalla critica nel 2017 (Peak). Ad agosto 2018 replica con “Honeybloom“, un album soul-R&B non convenzionale (elettronica inclusa, of course). All’interno di alcuni brani sembra che siano contenute più canzoni. Honeybloom è un disco lento, prenditi il tuo tempo per ascoltarlo. Non avere fretta.

Come Dev Hynes, anche Choker sembra aver trovato un perfetto equilibrio tra la parte maschile e femminile che lo abitano, sia nell’estetica che nella musica.
Ogni tanto nelle lyrics trovo dei passi che, non so perché, mi inteneriscono da morire.

Exchange glances through arboretum
Exchange secrets with weeping willows
Exchange proximity for a better understanding
The details in our detachment are interesting
I won’t accessorize your mentality
Don’t accessorize my feelings
I promise, I swear

Arboretum

Curioso il suo stile, curioso il nome d’arte scelto, di cui dice: «Choker stems from the energy and mystique surrounding old metal acts. It sounds like some spin kick mosh shit or a band that gets banned from venues for assaulting security. I wanted a name that clashes with the type of music I make».
Le mie canzoni preferite del disco sono: Juno, Arboretum, Baby Boy.
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KAINA – Icaro in volo

https://soundcloud.com/kainamusic

Musica per sonnecchiare un po’, che poi tutto passa.
Ti piace se ti piacciono: Noname, Solange.
Label: Sooper Records.
Release: 12 luglio 2019.

KAINA è una cantautrice di origini latino-americane (Venezuela, Guatemala) nata e cresciuta a Chicago. Nonostante sia in giro da qualche tempo, il suo album di debutto è uscito quest’anno e si intitola “Next to The Sun“: un mix di neo-soul, R&B e influenze latine (anche nelle lyrics) calibrati con tanta cura. È malinconica, è amara, è super rilassante. Finisce nella mia playlist “Struscioni sexy“.
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Nel disco si parla della solitudine, dei muri che Trump vorrebbe, dei fantasmi che si annidano dentro il petto, di una malinconia liquida nella quale sciogliersi un po’. L’album è prodotto da un genietto di nome Sen Morimoto, rapper jazzista di Chicago che potrebbe avere circa 20 anni e quindi meritarsi il mio odio, oltre che la mia stima:

Le mie canzoni preferite del disco: Could Be a Curse (piangere molto), Ghost, Next to The Sun, Green (il pezzo dalle sonorità più latine del disco). Nella sua bio dice: «I think ‘Green’ is the piece that connects it all for me. I feel alone a lot, but I also know that it took so many people for me to exist and collectively, us as generations have seen many days and times and ‘moons.’ I am always connected even when I’m literally far away, or even lineages away — or my history has been taken from me, or I didn’t get to learn it».

Non è finita qui. Sono capitata per caso in un live di Sen Morimoto con KAINA e sono rimasta senza parole: